
Rúbrica (“Invito al viaggio”, di Franco Battiato)
Cap: Questa è la cinquantasettesima tappa del nostro viaggio. Buongiorno amici e benvenuti a bordo della Nave Italia. Buongiorno, Dante.
Dante: Buongiorno, capitano.
Cap: Allora, Dante, dove andiamo oggi?
Dante: Oggi, capitano, è una tappa speciale. Viaggeremo nella memoria collettiva italiana. Ci aspettano città con nomi lontani: Zara, Fiume...
Cap: Le terre dell’Istria e della Dalmazia. Nomi che evocano momenti tristi, famiglie distrutte, vere e proprie tragedie. Sarà difficile, Dante, ma andiamo lo stesso.
Dante: Sequenza spazio-temporale: 4, 3, 2, 1... Contatto.
Música
Dante: Signore e signori, benvenuti a...
Voce: Benvenuti all’Inferno, capitano...
Cap: Pronto, chi parla?
Voce:
Un eco sussurrato,
un mormorio sale attraverso la terra,
un brivido percorre il mio corpo.
Quei nomi, stampati sul marmo,
nomi sconosciuti,
sembrano scolpiti col fuoco.
Un grande marmo copre quel pozzo,
un grande rispettoso silenzio
avvolge quel luogo.
I più pietosi pensieri o le più calde
lacrime, non possono placare,
la paura, il terrore, l'orribile disperazione,
di quelle urla, di quelle voci,
buttati in quell'abisso.
Gli occhi cercano di penetrare
in quella terra, alla loro ricerca.
Accarezzo quei sassi,
vibrazioni mi arrivano al cuore,
penetrando con forza,
finche lacrime di pietà,
scivolano sul mio viso.
cadendo su quella terra,
chiedendo perdono.
Cap: Ho capito, le foibe. Questa non sarà una tappa facile.
Dante: Foibe: voragini rocciose create dall’erosione di corsi d’acqua; possono raggiungere i 200 metri di profondità. Le foibe furono utilizzate in diverse occasioni durante e dopo la seconda guerra mondiale per eliminare fisicamente prima migliaia di slavi soppressi da fascisti e nazisti, poi migliaia di italiani, antifascisti e fascisti, colpevoli di opporsi con la loro stessa esistenza all’espansionismo jugoslavo.
Cap: Signore della Notte, dove sei?
SN: Mi trovo a Fiume, capitano, l’attuale città croata di Rijeka.
Cap: E cosa ci racconterai?
SN: Tenterò di raccontare questa città, nei ricordi degli italiani nati in queste case, cresciuti in queste strade.
Cap: Tra poco, ci sentiremo.
SN: A tra poco, capitano.
Cap: Rossi, mi sente?
Rossi: Sì, capitano, la sento perfettamente.
Cap: Dove si trova con precisione?
Rossi: Anch’io mi trovo in Croazia, nella splendida città di Zadar.
Cap: Gli italiani che ci sono nati e che ci hanno vissuto, la chiamavano Zara.
Rossi: Proprio così, capitano. Navigheremo qui, a Zara, sulla barca dei ricordi.
Cap: A dopo, Rossi. A dopo.
Cap: Manca all’appello, il nostro inviato speciale. Ci sei, Inviato Speciale?
Inviato: Ci sono, si sono, capitano. Mi trovo a Chernovitza, dov’è una delle foibe più tristemente famose.
Cap: Sei da solo?
Inviato: No, capitano. Sono in compagnia di due anime morte e senza pace: Clara e Dragan, vittime dell’odio razziale e della stupidità umana.
Cap: A dopo, Inviato Speciale. Sì, sarà proprio una tappa difficile. Molto difficile.
(sonido del comunicador)
Dante: Capitano, è in linea il professor Bembo!
Música
Cap: Professore, buongiorno.
Bembo: Buongiorno, capitano.
Cap: Oggi la sento serio, professore.
Bembo: È difficile scherzare davanti a tanta tragedia, capitano.
Cap: E allora, di che parliamo professore?
Bembo: Vorrei proporre tre libri importanti, capitano.
Cap: Prego, professore.
Bembo: Iniziamo con un libro di due importanti storici italiani Raoul Pupo e Roberto Spazzali.
Dante: “Foibe” di Roul Pupo e Roberto Spazzali. La questione delle foibe è rimasta per molto tempo un tabù nella nostra storiografia: una vicenda terribile e "scabrosa" sulla quale era difficile scrivere. Questo libro fornisce la documentazione necessaria al lettore per comprendere autonomamente i fatti e orientarsi nelle varie interpretazioni storiografiche.
Bembo: Ma per capire meglio, io consiglierei anche “Un campo di concentramento fascista. Gonars 1942-1943” di Alessandra Kersevan.
Dante: Il libro è il prodotto di una ricerca fatta nell’Archivio di Stato di Udine, attraverso la lettura di alcune sconvolgenti lettere di internate e internati del campo di concentramento fascista di Gonars. L’autrice intende descrivere così le radici dell’odio etnico contro gli italiani.
Bembo: E per finire, capitano, “La politica dell’odio, La pulizia etnica nell’Europa contemporanea” un libro di Norman M. Naimark.
Dante: Norman M. Naimark, docente di Storia alla Stanford University, analizza gli episodi di pulizia etnica verificatisi in Europa nel corso del XX secolo.
Bembo: Ecco, capitano. Materiale per pensare. In italiano, per apprendere.
Cap: Grazie, professore. Onestamente questa non me l’aspettavo. Ma lei è veramente imprevedibile.
Música
Cap: Allora, Inviato Speciale, dov’è che sei?
Inviato: Sono a Chernovitza, in Croazia. Prima del ’45 era in Italia.
Cap: Ci hai detto che non sei solo.
Inviato: No, sono in compagnia di due anime tristi, Clara e Dragan. I loro corpi non trovano riposo in fondo a questa foiba.
Clara: Salve, capitano. Mi chiamo Clara, ho venticinque anni e sono morta ieri. Era il 1945 e insieme ad altri, uomini, donne e bambini, mi hanno sparato un colpo qui, tra la testa e il collo, e mi hanno spinto nel buio. Io che fascista non ero, figlia di un antifascista convinto, ucciso da un SS ubriaco. Io, ammazzata insieme ad altri cento, soltanto perché italiana.
Dragan: Io mi chiamo Dragan, sono serbo e ho ventidue anni. Le camice nere mi dicevano slavo e mi sputavano addosso. Mi ha ucciso un fascista croata con un milanese che rideva e beveva, e poi... E poi mi hanno buttato in questa foiba, insieme ad altri cento, colpevoli di essere slavi. Una razza inferiore.
Inviato: Credo che ogni commento sia inutile, capitano. L’odio si spiega soltanto con l’odio.
Cap: E il silenzio è l’unico commento.
Música (“Ai giochi addio”, canta Luciano Pavarotti)
Cap: Rossi, mi sente?
Rossi: Sì, capitano, il cartello azzurro, sopra la mia testa dice Zadar, ma per molti italiani questa è ancora Zara.
Cap: E com’è oggi, Zara?
Rossi: Zara, tremila anni di storia, la chiamano la piccola Roma della Croazia. I numeri parlano da soli: 200 chilometri di costa e 300 isole.
Cap: Una città che è stata italiana.
Rossi: E con una chiesa dal nome significativamente italiano, San Donato. Qui oggi la chiamano San Donat.
Cap: È proprio vero: per cancellare la memoria, si inizia sempre dalla lingua.
(sonido del comunicador)
SN: Sarà per questo capitano che del nome Fiume, da queste parti, non rimane nulla. Da sessant’anni questa è Rijeka.
Cap: Signore della Notte, oggi è tardi e siamo in chiusura. Tu ti trovi a Fiume.
SN: Nel 1945, ai 48.000 abitanti —quasi tutti italiani— venne negato il diritto all’autodeterminazione e fu concesso loro solo di optare fra i due stati, l’Italia e la Jugoslavia, vincolando tale concessione al riconoscimento della lingua d’uso da parte dell’autorità occupante. Ovvero, lo slavo.
Cap: Fu un vero e proprio esodo forzato. A piedi e con una sola valigia.
SN: Si calcola che non meno dell’80% dei cittadini italiani di Fiume scelsero la via dell’esodo in Italia.
Música (“Non ti scordar di me”, canta Luciano Pavarotti)
Cap: La nostra pagina web è...
Dante: www.dantealighieri.com.mx
Cap: Oggi è stata una tappa triste e melanconica. Anche Bembo ha scelto il silenzio, unico e vero amico della memoria. Arrivederci.
Música: (“Viaggi e Miraggi”, di Francesco de Gregori). Titulares.
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