Questions?
Lun - Sab: 8:00 - 19:00
Marsella No. 39, Col. Juárez
Sociedad Dante Alighieri Ciudad de México
Llamanos:

La lingua dell'amore! / El idioma del amor!

ITALIANO

Breena Kerr, scrittrice e giornalista residente a San Francisco, autrice di articoli di psicologia, criminalità, arte, viaggi e sessualità, ha pubblicato l'altro ieri su BBC travel magazine un testo dal titolo “How italian became the language of love” in cui descrive, valendosi anche delle opinioni di Michael Moore Francis —traduttore-interprete presso la Rappresentanza permanente dell’Italia alle Nazioni Unite— alcuni degli eventi che, nella storia, hanno determinato la genealogia della lingua italiana moderna. Ne riproduciamo di seguito il testo integrale tradotto dalla versione originale in inglese. Nella foto principale, Dante Alighieri e Francesco Petrarca, raffigurati in tempera su tavola da Giovanni dal Ponte (1385-1438).

***

È successo di nuovo l'altro giorno. Camminavo per strada nella mia città statunitense, quando li ho sentiti: una coppia stava conversando in italiano. Mi sono affrettata a raggiungerli e li ho seguiti da vicino, per poter ascoltare di nascosto. Da quello che ho potuto capire, stavano parlando della ristrutturazione della loro casa. Non era, di certo, l'argomento più elegante. Ma il suono delle parole era così bello che mi è venuta voglia di piangere.

Avevo avuto la stessa reazione tornando a casa dopo aver trascorso due anni a Firenze, intristita dal disinteresse per la bellezza nella mia urbe californiana. Gli italiani usano continuamente la parola “bello” per descrivere qualsiasi cosa gradevole. In Italia, la bellezza è di primaria importanza. E l’italiano non è diverso.

Questa lingua appassionata può sedurre le persone così a fondo da spingerle perfino a modificare la loro vita. Alcuni si trasferiscono in Italia per capriccio e rimodellano case coloniche abbandonate. Altri si siedono in aula, cercando a tutti i costi di pronunciare parole dal suono strano (come, ad esempio, uomini). Ed ancora altri cercano di rimanere svegli durante la rappresentazione di opere liriche che durano ore. E non è un caso. L'italiano, così come lo conosciamo oggi, aveva lo scopo di incantare, affascinare e ingannare. Perché questa lingua fu creata da poeti-artisti che hanno lasciato il loro segno nel Paese dando forma ai suoni che lo distinguono.

L'italiano ha una storia unica nata della geopolitica. A differenza delle sue controparti dell'Europa occidentale, come Francia e Spagna, l’Italia venne unificata relativamente tardi, nel 1861. Secondo Michael Moore Francis, interprete presso la Rappresentanza permanente dell'Italia alle Nazioni Unite, fino al 1950, quando la televisione divenne più comune, l'80% delle persone parlava solo un dialetto come prima lingua.

«La Spagna, la Francia e la Germania furono unificate prima, e quindi le loro erano le lingue del governo e delle amministrazioni... l'italiano, invece, era molto orientato verso la letteratura», ha spiegato.

Per centinaia d'anni, ciò che oggi è l'Italia rimase divisa in regni regionali senza un governo coesivo con una lingua ufficiale per l'amministrazione. Di conseguenza, l'italiano fu plasmato dalle persone che ne avevano bisogno per esprimersi creativamente. Scrittori e poeti diedero forma al suo stile e vocabolario nel corso dei secoli, con la bellezza del suono tra le loro considerazioni principali. Ma ogni regione aveva il suo dialetto: il piemontese, il romanesco, il napoletano, il siciliano, il lombardo, per citarne alcuni. Ma, alla fine, fu il toscano a prevalere.

E forse nemmeno questo è un caso. La Toscana, con le sue dolci colline, vigneti e valli fluviali è una delle regioni più affascinanti d'Italia. Ha dato vita al Rinascimento e continua ad essere un epicentro per la lingua, l'arte, la moda e il turismo.

Durante il mio soggiorno nel suo capoluogo, Firenze —incantata dal ritmo, la forza e la seducente musicalità del linguaggio— ho appreso dai miei amici locali che avere un accento toscano è un motivo d'orgoglio.

Durante le lunghe e languide sere d'estate, sussurravano le loro 'c', ordinando bicchieri di Hoha Hola (invece di Coca Cola) per la tavola, di solito a pochi metri da qualche raffigurazione del più famoso poeta locale, Dante Alighieri.

Alighieri ebbe un ruolo importante nello sviluppo della lingua italiana. Nato a Firenze nel 1265 (dove la sua casa è ora un museo), scrisse la Divina Commedia, un poema narrativo in cui descrive un viaggio attraverso l'inferno, il purgatorio e il paradiso guidato da Beatrice, la sua donna ideale.

Dante stesso scrisse di essere nato all'ombra della Badia Fiorentina, sotto la parrocchia di San Martino, anche se non è certo che l'edificio sia esattamente quello dove oggi è ospitato il museo, la cui entrata è raffigurata nella foto. La vicinissima chiesa di Santa Margherita de' Cerchi è il luogo dove il poeta avrebbe incontrato per la prima volta Beatrice Portinari.

Ma, oltre ad aver scritto pagine straordinarie, fece qualcosa di assolutamente inaudito ai suoi tempi: scrisse nel suo dialetto toscano nativo, sebbene il latino fosse la lingua utilizzata dall'elite istruita. Difese poi la sua scelta in un trattato intitolato De Vulgari Eloquentia(L'eloquenza in lingua volgare). Negli anni che seguirono, venne immortalato come uno dei principali protagonisti della storia della regione e della lingua.

Sorprendentemente, l'interesse per l'opera di Alighieri non è mai scemato. E questo è il motivo per cui così tanti viaggiatori affollano le zone di Firenze dove appare una sua immagine. C'è una sua statua che lo raffigura con fare solenne sostenendo una lira nel museo degli Uffizi, e un'altra nella tentacolare Piazza Santa Croce. Le sculture torreggiano al di sopra della folla, come se volessero proteggerla. Ma, anche se Dante è il più noto scrittore italiano, non è l'unico ad aver dato forma alla lingua che conosciamo oggi.

Nel 1304, Francesco Petrarca nacque nella città toscana di Arezzo. Noto anche come il fondatore dell'Umanesimo, scrisse molte poesie d'amore utilizzando il dialetto toscano, come fece il suo contemporaneo amico fiorentino Boccaccio, autore del Decamerone. Petrarca voleva che più persone potessero comprendere la sua poesia, ma voleva, inoltre, cambiare la reputazione del volgare e dimostrare che poteva essere sofisticato come il latino, che era ancora la lingua comune per l'interscambio intellettuale e artistico.

«Stava cercando di dimostrare che la lingua locale era allo stesso livello della lingua classica [il latino]», ha aggiunto Francis, «per cui utilizzò uno stile stretto e molto aristocratico».

Petrarca può sembrare oggi un po' formale e fiorito, ma la gente andava matta per lui nell'epoca elisabettiana, secondo Francis. È probabile, quindi, che non sia stata una coincidenza che Shakespeare abbia ambientato Romeo e Giulietta —con i suoi lunghi monologhi poetici e i protagonisti innamorati— in Italia.

Ma, anche se pochi leggono le sue poesie oggi, l'importanza del Petrarca è indiscutibile, perché nel XV secolo un veneziano di nome Pietro Bembo sostenne che l'aretino aveva scritto nella forma più squisita, e che era giunto il momento per l'italiano di prendere il suo legittimo posto tra le grandi lingue letterarie del mondo.

Bembo, poeta e amante della lingua volgare, proveniva da una potente famiglia aristocratica. Fu nominato segretario di Papa Leone X, a Roma, e poi cardinale. In questo ruolo venne raffigurato dal celebre pittore veneziano, Tiziano.

Tiziano Vecellio. Ritratto del Cardinale Pietro Bembo. 1545-1546. Olio su tela, 58 x 46 cm. Museo delle Belle Arti di Budapest.

Mentre viveva nella città medievale fortificata di Urbino (ora un sito patrimonio mondiale dell'UNESCO), Bembo scrisse la sua opera più famosa: Prose della volgar lingua. In essa, descrisse come esprimersi nella lingua più bella ed elevata, per raggiungere lo stesso livello del Latino. Bembo scelse il dialetto toscano del XIV secolo come modello e il Petrarca come lo scrittore che aveva ottenuto i migliori risultati.

«Bembo dava molta importanza al suono e cercava esempi di linguaggio sulla base del lavoro dei poeti [come Petrarca]. Descrisse a lungo le qualità della composizione, e la necessità di trovare il perfetto equilibrio tra i suoni dolci e quelli forti», afferma Francis. Il lavoro di Bembo è stato utilizzato per modellare la lingua parlata oggi in tutta Italia.

Alcuni linguisti hanno suggerito che l'italiano ed altre lingue romanze, come lo spagnolo e il francese, piacciono agli anglofoni perché in loro riconoscono toni e suoni a cui sono abituati. Ma il Dott. Patti Adank, docente di Scienze fonetiche, della lingua e dell'udito presso la University College di Londra, afferma che l'italiano è attraente a causa della sua “melodia”. La lingua di Dante e del Petrarca possiede una gran quantità di parole che finiscono con una vocale e poche con molte consonanti in fila, il che produce un suono aperto che la rende ideale per il canto.

O, come avrebbe detto l'imperatore Carlo V, «Parlo spagnolo a Dio, italiano alle donne, francese agli uomini e tedesco al mio cavallo».

Carlo V d'Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero.

Naturalmente, come ha ammesso Francis, la reputazione della Toscana come epicentro della lingua italiana è probabilmente solo propaganda a questo punto, centinaia di anni dopo. Altre città, come Milano, hanno, da alcuni punti di vista, eclissato Firenze come centri di commercio e notorietà. E come molte città che dipendono dal turismo, gran parte della gloria di Firenze si basa sul passato.

Ma non si può ignorare che Alessandro Manzoni —autore del primo romanzo in italiano e pioniere della lingua moderna— quando aveva quasi finito di scrivere I promessi sposi nel 1827, disse che prima di concludere si sarebbe dovuto recare a Firenze per «sciacquare i panni in Arno», una metafora in cui l'acqua del fiume che attraversa il capoluogo toscano rappresenta la lingua italiana per eccellenza.

Giuseppe Molteni, Alessandro Manzoni, olio su tela, 1835, Pinacoteca di Brera.

Per fortuna, i viaggiatori hanno la possibilità di ascoltare sia la versione toscana, sia i tanti dialetti regionali che, in particolare al sud, si differenziano notevolmente dall'italiano tradizionale. In effetti, più ci si allontana dalla Toscana più diventano evidenti le dissomiglianze, basate sul fatto che i dialetti parlati nel Belpaese non nascondono le influenze di una vertiginosa miriade di lingue, tra cui il greco, l'arabo, lo spagnolo, il francese e perfino l'ebraico.

Per fortuna, “bello” si dice e si capisce dappertutto.

"Punto d'incontro" www.puntodincontro.mx

*** *** ***

ESPAÑOL

Breena Kerr, escritora y periodista residente en San Francisco, autora de artículos de psicología, criminalidad, arte, viajes y sexualidad, publicó antier en la revista de viajes de la BBC un texto titulado “How italian became the language of love” en el que describe, haciendo uso también de los puntos de vista de Michael Moore Francis —traductor-intérprete en la Representación permanente de Italia ante la ONU— algunos de los eventos que, en la historia, determinaron la genealogía de la lengua italiana moderna. Reproducimos a continuación el texto completo traducido de la versión original en inglés. En la foto principal, Dante Alighieri y Francesco Petrarca, en una témpera sobre tabla de Giovanni dal Ponte (1385-1438).

***

Sucedió de nuevo el otro día. Estaba caminando por las calles de mi ciudad estadounidense, cuando los oí: una pareja estaba conversando en italiano. Corrí para acercarme a ellos y los empecé a seguir de cerca, para escucharlos a escondidas. Por lo que entendí, estaban hablando de la remodelación de su casa. No fue, claro, el tema más elegante. Pero el sonido de las palabras era tan hermoso que me dieron ganas de llorar.

Tuve la misma reacción al volver a casa después de pasar dos años en Florencia, entristecida por la falta de interés hacia la belleza en mi metrópoli californiana. Los italianos usan continuamente la palabra “bello” para describir cualquier cosa agradable. En Italia, la belleza es primordial. Y el italiano no es diferente.

Este idioma apasionado puede seducir a las personas tan profundamente que incluso las empuja a cambiar sus vidas. Algunos se mudan a Italia por capricho y remodelan casas rurales abandonadas. Otros se sientan en el salón de clases, tratando a toda costa de pronunciar palabras que suenan extrañas (como, por ejemplo, uomini, es decir, hombres). Y otros tratan de permanecer despiertos durante la representación de óperas que duran horas. Y no es casualidad. El italiano, tal y como lo conocemos hoy en día, fue diseñado para encantar, cautivar y engañar. Porque este lenguaje fue creado por poetas-artistas que dejaron su marca en el país, dando forma a los sonidos que lo caracterizan.

El italiano tiene una historia única que nace de la geopolítica. A diferencia de sus homólogos europeos occidentales, como Francia y España, Italia se unificó relativamente tarde, en 1861. De acuerdo con Michael Moore Francis, intérprete en la Representación Permanente de Italia ante las Naciones Unidas, hasta 1950, cuando la televisión se hizo más común, el 80% de las personas sólo hablaba un dialecto como lengua materna.

«España, Francia y Alemania se unificaron antes, y por lo tanto los suyos eran idiomas del gobierno y de las administraciones ... el italiano, en cambio, estaba muy orientado a la literatura», explicó.

Durante cientos de años, lo que hoy es Italia permaneció dividida en reinos regionales sin un gobierno cohesionado con una lengua oficial para su administración. Como resultado, el italiano fue plasmado por personas que necesitaban expresarse de forma creativa. Escritores y poetas dieron forma a su estilo y vocabulario a través de los siglos, con la belleza del sonido entre sus consideraciones. Mientras tanto, cada región tenía su propio dialecto: el piamontés, el romanesco, el napolitano, el siciliano, el lombardo, por nombrar algunos. Pero al final, el toscano prevaleció.

Y puede que incluso esta no sea una casualidad. Toscana, con sus colinas, viñedos y valles, es una de las regiones más fascinantes de Italia. Fue la cuna del Renacimiento y sigue siendo un epicentro para el lenguaje, el arte, la moda y el turismo.

Durante mi estancia en su capital, Florencia —encantada por el ritmo, la fuerza y la musicalidad seductora del lenguaje— aprendí de mis amigos locales que tener un acento toscano es un motivo de orgullo.

Durante las largas y lánguidas noches de verano, susurraban sus “c's”, pidiendo Hoha Hola (en lugar de Coca-Cola) para la mesa, por lo general a pocos metros de alguna representación del más famoso poeta local, Dante Alighieri.

Alighieri tuvo un papel importante en el desarrollo de la lengua italiana. Nacido en Florencia en 1265 (donde su casa es ahora un museo), escribió la Divina Comedia, un poema narrativo en el que describe un viaje por el infierno, el purgatorio y el paraíso, guiado por Beatriz, su mujer ideal.

El propio Dante escribió haber nacido a la sombra de la Badia Fiorentina, en la parroquia de San Martín, aunque no es seguro que el edificio sea exactamente el mismo donde en la actualidad se encuentra el museo, cuya entrada puede verse en la foto. La cercana iglesia de Santa Margherita de 'Cerchi es el lugar donde el poeta encontraría por primera vez a Beatrice Portinari.

Pero, además de escribir páginas extraordinarias, hizo algo totalmente insólito en su época: escribió en su dialecto nativo de la Toscana, pese a que el latín era la lengua utilizada por la élite educada. Más tarde defendió su elección en un ensayo titulado De Vulgari Eloquentia (La elocuencia en la lengua vernácula). En los años que siguieron, fue inmortalizado como uno de los principales protagonistas de la historia de la región y del idioma.

Sorprendentemente, el interés por la obra de Alighieri nunca ha disminuido. Y es por eso que muchos visitantes acuden a las zonas de Florencia donde aparece una de sus imágenes. Hay una estatua que lo representa solemnemente con una lira en la Galería de los Uffizi y otra en la plaza de Santa Croce. Las esculturas se elevan por encima de la multitud, como si quisieran protegerla. Pero, aunque Dante sea el más conocido escritor italiano, no es el único que dio forma a la lengua que conocemos hoy.

En 1304, Francesco Petrarca nació en la ciudad toscana de Arezzo. También conocido como el fundador del humanismo, escribió muchos poemas de amor utilizando el dialecto toscano, al igual que su amigo florentino contemporáneo Boccaccio, autor del Decamerón. Petrarca quería que más personas pudiesen entender su poesía, pero quería también cambiar la reputación del “vulgar” y demostrar que podía ser tan sofisticado como el latín, que aún era el lenguaje común para el intercambio intelectual y artístico.

«Estaba tratando de demostrar que el idioma local estaba al mismo nivel que el lenguaje clásico [el latín]», agregó Francis, «y por lo tanto utilizó un estilo apretado y muy aristocrático».

Petrarca puede parecer hoy un poco formal y florido, pero la gente se volvía loca por él en la época isabelina, de acuerdo con Francis. Es probable, por lo tanto, que no haya sido una coincidencia que Shakespeare ambientara Romeo y Julieta —con sus largos monólogos poéticos y los protagonistas enamorados— en Italia.

Pero, incluso si pocos leen sus poemas hoy en día, la importancia de Petrarca es indiscutible, ya que en el siglo XV un veneciano llamado Pietro Bembo consideró que el autor de Arezzo había escrito en la forma más exquisita y que había llegado el momento en que el idioma italiano tenía que tomar el lugar que le correspondía entre las grandes lenguas literarias del mundo.

Bembo, poeta y amante de la lengua vernácula, provenía de una poderosa familia aristocrática. Fue nombrado secretario del Papa León X en Roma y, más tarde, cardenal. En este papel fue retratado por el famoso pintor veneciano Tiziano.

Tiziano Vecellio. Retrato del Cardenal Pietro Bembo. 1545-1546. Óleo sobre lienzo, 58 x 46 cm. Museo de las Bellas Artes de Budapest.

Mientras vivía en la ciudad medieval de Urbino (ahora patrimonio de la humanidad de la UNESCO), Bembo escribió su obra más famosa: Prose della volgar lingua. En ella, describe cómo expresarse en el lenguaje más bello y elevado, para lograr el mismo nivel del latín. Bembo eligió el dialecto toscano del siglo XIV como modelo y Petrarca como el escritor que consiguió los mejores resultados.

«Bembo dio gran importancia al sonido y buscó ejemplos de lenguaje con base en la obra de los poetas [como Petrarca]. Describió en detalle las cualidades de la composición y la necesidad de encontrar el equilibrio perfecto entre los sonidos dulces y los fuertes», afirma Francis. El trabajo de Bembo fue utilizado para modelar la lengua hablada hoy en toda Italia.

Algunos lingüistas han sugerido que el italiano y otras lenguas romances, como el español y el francés, gustan a las personas de habla inglesa porque en ellas reconocen tonos y sonidos a los que están acostumbrados. Pero el Dr. Patti Adank, docente de Ciencias fonéticas, del lenguaje y del oído en el University College de Londres, afirma que el italiano es atractivo debido a su “melodía”. La lengua de Dante y Petrarca tiene una gran cantidad de palabras que terminan en vocal y pocas con muchas consonantes seguidas, lo que produce un sonido abierto que es ideal para el canto.

O, como supuestamente dijo el emperador Carlos V, «Hablo español con Dios, Italiano con las mujeres, francés con los hombres y alemán con mi caballo».

Carlos V de Habsburgo, Emperador del Sacro Romano Imperio.

Por supuesto, como admitió Francis, la reputación de la Toscana como epicentro de la lengua italiana es probable que sea sólo propaganda en este momento, cientos de años más tarde. Otras ciudades, como Milán, han, desde algunos puntos de vista, eclipsado a Florencia como centros de comercio y notoriedad. Y al igual que muchos centros urbanos que dependen del turismo, gran parte de la gloria de Florencia se basa en el pasado.

Pero no se puede ignorar que Alessandro Manzoni —autor de la primera novela en italiano y pionero del lenguaje moderno— al haber casi terminado de escribir I promessi sposi (Los novios) en 1827, sostuvo que antes de concluir tenía que ir a Florencia para «sciacquare i panni in Arno» (enjuagar la ropa en el Arno), una metáfora en la que el agua del río que atraviesa la capital de la Toscana representa a la lengua italiana por excelencia.

Giuseppe Molteni, Alessandro Manzoni, óleo sobre lienzo, 1835, Pinacoteca de Brera.

Afortunadamente, los viajeros tienen la oportunidad de escuchar tanto la versión de la Toscana, como los muchos dialectos regionales que, especialmente en el sur, difieren en gran medida del italiano tradicional. De hecho, cuanto más nos alejamos de la Toscana, las diferencias se hacen más evidentes, ya que los dialectos que se hablan en el país de la bota no ocultan las influencias de una impresionante variedad de idiomas, incluyendo el griego, el árabe, el español, el francés e, incluso, el hebreo.

Por suerte, “bello” se dice y se entiende en cualquier lugar.

Fuente: "Punto d'incontro" www.puntodincontro.mx

Escrito por
Blog Dante Alighieri
  • Examen Gratuito

    completando la inscripción en línea tu examen de ubicación será gratis.
    Ir a la sección >

  • Maestros Madrelengua

    Conoce los directores y maestros de La Dante
    Ir a la sección >

  • La Escuela

    LA Dante, la escuela de italiano en la Ciudad de México y en el mundo.
    Ir a la sección >