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Giacomo Leopardi. La visione di un amore umano

A febbraio tutto si tinge di rosa, fiori, cuori, cioccolatini e promesse di amore eterno. Ma cosa succederebbe se guardassimo all’amore da un punto di vista meno sdolcinato e più reale? Per questo vale la pena affacciarsi all’universo di Giacomo Leopardi, poeta e filosofo italiano nato nel 1798 a Recanati, molto vicino al Mar Adriatico, che ha compreso l’amore non come una favola, ma come un’esperienza intensa, bella e complicata.



Leopardi fu uno dei grandi nomi del Romanticismo italiano, anche se piuttosto distante dall’idea tipica del romantico sognatore. Fin da giovane si formò leggendo senza sosta nella vasta biblioteca della sua famiglia e costruì un’opera profonda, ricca di domande sulla vita, sul desiderio, sulla sofferenza e sulla felicità. Poesie celebri come L’infinito mostrano un autore che non si accontentava di provare emozioni, ma voleva capire perché proviamo ciò che proviamo. E in questa analisi l’amore occupa un posto centrale.



Per Leopardi, l’amore nasce come un’illusione, non nel senso di menzogna, ma come una forza vitale. Gli esseri umani hanno bisogno di credere in qualcosa per andare avanti, e innamorarsi è uno dei modi più potenti per farlo. Quando amiamo, sentiamo che tutto è possibile, che la vita può essere più grande, più intensa, più luminosa. In poesie come A Silvia, la persona amata rappresenta non solo qualcuno di concreto, ma anche la giovinezza, i sogni e le aspettative di un futuro migliore. Amare, dunque, significa proiettare i nostri desideri più profondi su un’altra persona.



Il problema, e Leopardi lo sapeva bene, è che queste illusioni quasi mai durano per sempre. Col tempo, la realtà si impone e il colpo fa male. Non si perde solo la persona amata, ma anche la versione ideale della vita che avevamo immaginato. Per questo, nella sua opera, l’amore è spesso accompagnato da nostalgia, ricordi e da una sensazione di distanza. Molte volte si ama più dalla memoria che dal presente.



Tuttavia, Leopardi non dice che dobbiamo smettere di amare. Al contrario. Anche se l’amore non garantisce una felicità eterna, ha comunque un valore enorme. Ci fa sentire vivi. Chi ama, sente di più. E chi sente di più, vive con maggiore intensità, anche se questo comporta soffrire di più. Per Leopardi, il dolore non rende l’amore inutile. Lo rende profondamente umano.



La sua visione può sembrare pessimista, ma in realtà è sorprendentemente onesta. Leopardi non vende fantasie, ma non disprezza nemmeno l’amore. Lo intende come un bagliore, breve, fragile, imperfetto, ma capace di illuminare l’esistenza per un momento.


Forse è proprio per questo che, in mezzo a tanti discorsi sull’amore perfetto, leggere Leopardi risulta rinfrescante. Ci ricorda che amare non significa vincere un premio né raggiungere una meta finale, ma accettare l’esperienza completa, l’emozione, l’illusione, la paura e, sì, anche la possibilità di soffrire. In questo febbraio, il suo messaggio resta attuale. L’amore non è eterno, ma è necessario. E a volte questo è più che sufficiente.

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