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L’Odissea: sulle tracce di Odisseo in Italia

L’Odissea, attribuita a Omero, narra il ritorno di Odisseo, re di Itaca, dopo la guerra di Troia, quello che doveva essere un viaggio di ritorno si trasformò in una traversata durata dieci anni, segnata da tempeste, mostri e dal costante intervento degli dèi. Mentre l’eroe lottava per tornare a casa, sua moglie Penelope resisteva nel palazzo respingendo i numerosi pretendenti che, convinti della morte del re, cercavano di prendere il suo posto, allo stesso tempo, suo figlio Telemaco intraprendeva la ricerca di un padre che ricordava appena, deciso a scoprire se fosse ancora vivo. Sebbene Omero non indichi con precisione dove si svolgano le avventure di Odisseo, alcuni degli episodi più celebri del poema sono stati associati a paesaggi che oggi appartengono all’Italia, scenari che conservano ancora il fascino di una delle più grandi epopee della letteratura.


Le Isole Eolie: il vento che allontanò Odisseo da casa


Dopo essere sfuggito a numerosi pericoli in mare, Odisseo giunse sull’isola galleggiante di Eolo, signore dei venti. Il dio lo accolse con ospitalità per un mese, ascoltò il racconto delle sue avventure e decise di aiutarlo a tornare a Itaca. Come dono gli consegnò un grande otre di cuoio nel quale aveva rinchiuso tutti i venti capaci di deviare la sua imbarcazione, lasciando libero soltanto quello favorevole che avrebbe spinto la nave verso la sua patria. Per nove giorni la navigazione procedette senza difficoltà. Infine, le coste di Itaca apparvero all’orizzonte e, esausto dopo aver governato il timone per giorni senza riposo, Odisseo si addormentò profondamente, fu allora che i suoi stessi compagni, convinti che Eolo gli avesse regalato un tesoro nascosto, aprirono l’otre. In un istante, i venti fuggirono con una violenza immensa e scatenarono una tempesta che spinse la nave nuovamente lontano, quando Odisseo tornò da Eolo per chiedere aiuto una seconda volta, il dio si rifiutò di accoglierlo, convinto che nessun uomo tanto perseguitato dagli dèi potesse essere salvato. Oggi l’arcipelago delle Isole Eolie, a nord della Sicilia, è il luogo associato a questo episodio.



Monte Circeo: il regno della maga Circe


Dopo aver perso undici delle sue dodici navi per mano dei Lestrigoni, Odisseo arrivò con l’unica imbarcazione rimasta sull’isola di Eea, identificata da molti con l’attuale Monte Circeo. Qui viveva Circe, una potente maga capace di dominare uomini e animali attraverso i suoi incantesimi. Quando una parte dell’equipaggio esplorò l’isola, venne accolta con un banchetto che nascondeva una trappola, dopo aver bevuto una pozione preparata da Circe, i guerrieri furono trasformati in maiali, conservando però la propria coscienza umana. Venuto a conoscenza dell’accaduto, Odisseo decise di affrontare da solo la maga per salvare i suoi uomini. Durante il cammino, il dio Ermes gli consegnò la pianta magica, capace di proteggerlo da qualsiasi incantesimo, grazie a essa riuscì a resistere alla magia di Circe e la costrinse a restituire ai suoi compagni la forma umana. Ammirata dal suo coraggio, la maga divenne una sua alleata e offrì ospitalità all’equipaggio per un anno. Prima della partenza, fu proprio lei a rivelare a Odisseo le prove che avrebbe dovuto ancora affrontare per riuscire a tornare a Itaca.



Li Galli: l’irresistibile canto delle Sirene


Seguendo gli avvertimenti di Circe, Odisseo si preparò ad affrontare uno dei pericoli più temuti del Mediterraneo, le Sirene, le loro voci erano capaci di sedurre qualsiasi navigatore, promettendo conoscenza, gloria e la risposta a ogni desiderio, ma coloro che cedevano al loro canto finivano per schiantare le proprie navi contro gli scogli, per superare la prova, Odisseo ideò un piano tanto ingegnoso quanto rischioso, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera per non ascoltare quelle melodie e chiese di essere legato saldamente all’albero della nave, vietando loro di liberarlo in qualsiasi circostanza, quando l’imbarcazione passò davanti alle Sirene, l’eroe rimase completamente affascinato dalle loro voci e iniziò a supplicare di essere sciolto, ma i suoi uomini, seguendo le istruzioni ricevute prima della partenza, ignorarono le sue richieste e strinsero ancora di più le corde che lo tenevano legato, solo quando il canto scomparve nella distanza poterono finalmente liberarlo. Gli isolotti di Li Galli, davanti alla Costiera Amalfitana, sono considerati uno degli scenari tradizionalmente associati a questo episodio.



Lo Stretto di Messina: tra Scilla e Cariddi


Appena lasciate alle spalle le Sirene, Odisseo raggiunse il tratto più pericoloso di tutta la sua traversata, davanti a lui si apriva uno stretto dove lo attendevano due minacce impossibili da evitare. Da una parte si nascondeva Scilla, un mostro dalle sei teste che catturava i marinai dagli scogli; dall’altra Cariddi, un gigantesco vortice capace di inghiottire il mare tre volte al giorno e distruggere un’intera nave. Seguendo il consiglio di Circe, Odisseo comprese che cercare di evitare entrambe le creature avrebbe significato perdere tutto. Decise quindi di navigare vicino a Scilla, accettando un sacrificio che avrebbe permesso al resto dell’equipaggio di sopravvivere, mentre la nave attraversava lo stretto, il mostro emerse dalle rocce e afferrò sei dei suoi uomini migliori, che scomparvero sotto gli occhi impotenti del loro re. Odisseo proseguì il viaggio portando con sé il dolore di non essere riuscito a salvarli, ma quella scelta gli permise di evitare Cariddi e mantenere viva la speranza di tornare un giorno a Itaca. Lo Stretto di Messina, tra Sicilia e Calabria, è il luogo più frequentemente identificato con questo drammatico episodio.



Il viaggio di un eroe


La grandezza de L’Odissea non risiede soltanto nei mostri e nei prodigi che popolano il racconto, ma nella perseveranza di un uomo disposto ad affrontare ogni ostacolo pur di tornare dalla propria famiglia. Sebbene non sia possibile sapere con certezza dove Omero immaginò questi episodi, le Isole Eolie, il Monte Circeo, Li Galli e lo Stretto di Messina continuano a far parte dell’immaginario legato al poema. Tra storia, mito e geografia, questi paesaggi italiani invitano a ripercorrere uno dei viaggi più straordinari mai narrati e ricordano che, anche dopo quasi tremila anni, il viaggio di Odisseo continua a solcare il Mediterraneo.



 
 
 

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