SEMPLICEMENTE CIAO
- Eduardo Montoya
- 5 giorni fa
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Dulce Nataly Rodríguez Hernández
Appartengo a tutti e a nessuno allo stesso tempo e sono compresa perfino da chi non parlano l’italiano. Mi chiamo “Ciao”, sono una semplice parola che può riflettere un sentimento, un interesse, un'abitudine, lo stato d’animo, l’amicizia, il rispetto, l’interesse o una unione. Per consapevolizzare l’impatto che ho avuto, dobbiamo ritornare qualche anno fa...

Nell’ottocento e nel novecento succedeva un fenomeno di migrazione italiana a diverse parti del mondo. Gli italiani cercavano una opportunità e arrivavano in città completamente diverse, con la speranza di vivere meglio, ma non solo partivano le persone, anche le costumi e la lingua lo facevano con loro. Con il passare degli anni, mi hanno aggiunto come una forma per salutare e congedarsi; la mia versatilità ha permesso il mio adattamento nei paesi con più ricezione di migranti. Stati Uniti, Brasile e Argentina, creando così nuove versioni come “chao” e “chau”, le più utilizzate in America Latina; tuttavia, ogni paese mi adatterebbe alla sua maniera di parlare.

Anche le arti hanno avuto un ruolo fondamentale per la mia diffusione, specialmente dopo la seconda guerra mondiale. Italia è diventata un destino turistico popolare; la musica e i suoi film si sono diffusi, portandomi con loro intorno al mondo. Un esempio è la canzone di Bella ciao, un inno che parla della lotta e della speranza per gli italiani; il suo messaggio ha collegato con altre nazioni, creando un grido di libertà e resistenza contro l’oppressione.
Oggigiorno viaggio attraverso i paesi, abbracciando il mondo per la mia semplicità; non sono solo una parola, ma una finestra aperta che può raccontare storie complesse e affascinanti, trascendendo le barriere comunicative degli idiomi, cambiando il linguaggio per svelare connessioni in tutto il mondo, iniziando vincoli personali, sociali, linguistici e culturali.









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