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Un gelato in piazza

21 ago
Tempo di lettura: 2 min

Guarda. Tutti ti diranno che il miglior gelato di Roma si trova in questo o quel vicolo segreto che conoscono solo loro e altri tre turisti. Io non lo farò. Ti racconto la verità, che è sempre più complicata di qualsiasi lista dei "dieci migliori".


Iniziamo dall'ovvio, perché a volte anche l'ovvio ha il suo merito. Fontana di Trevi. Sì, quel gelato da turista, quello che compri in una qualsiasi gelateria a pochi metri dalla fontana, con il bancone pieno di gusti dai colori impossibili, è il miglior gelato di Roma? No. È memorabile? Assolutamente sì. Lo mangi con l'acqua che brilla alle spalle, con la folla che ti spinge, esattamente dove dovresti essere la prima volta che metti piede in questa città, ogni turista dovrebbe viverlo una volta. Poi basta.



Perché dopo, se sei fortunato, qualcuno ti porta a Trastevere, al Bar San Calisto, Il "Sanca", lo chiamano quelli che si sono guadagnati il diritto di chiamarlo così. Un bar che dal 1969 serve Peroni a prezzo da supermercato e gelato fatto in casa in quei contenitori di metallo, senza pretese, senza coreografia da Instagram. I vecchietti della piazza sono ancora lì a giocare a carte come fanno da prima che tu nascessi, ma a servirti il gelato è un altro, un tipo alto, dietro il banco, che serve la coppetta senza perdere il ritmo della chiacchierata con quello accanto. Lì non troverai gusti con nomi da designer, è il gelato che si mangia senza fretta, guardando passare la vera vita di Roma. Quello che ti resta dentro.



Poi Firenze. Un'altra storia, un altro tramonto. Emilio, o "Milo" come lo chiamano gli amici, lo conoscevo già da prima, quindi quando ha saputo che arrivavo nella sua città ci siamo dati appuntamento a Ponte Vecchio, e lui è arrivato con un gruppo di amici, così siamo andati tutti insieme a prendere un fior di latte prima di salire a Piazzale Michelangelo, da dove si vede tutta la città.



Ci siamo seduti a guardare il tramonto con il cono in mano, e un artista di strada suonava, tra tutte le canzoni possibili, "Tu si a fine do' munno" in napoletano. A Firenze. Non ho idea del perché, ma quel pomeriggio era l'hit del momento. A volte un viaggio ti resta impresso per la canzone che suonava mentre eri lì, con le persone giuste.



E infine Milano. L'addio. Alessia mi ha portato in una gelateria vicino all'Arco della Pace, quella che fa un pistacchio che ti cambia la vita. Abbiamo mangiato lì, seduti davanti all'arco, il pomeriggio prima del mio volo di ritorno in Messico. E come quando non vuoi che qualcosa finisca, ci siamo promessi di tornare in quello stesso punto, davanti allo stesso arco, un giorno.


Ed ecco la parte bella di questa storia, quella che non sempre succede, abbiamo mantenuto la promessa. A dicembre siamo tornati a fermarci davanti all'Arco della Pace, con un altro gelato in mano, come se il tempo non fosse passato.



Ecco cos'è davvero un gelato in piazza. Non è zucchero e latte freddo, è la scusa perfetta perché qualcuno, uno sconosciuto, un amico, una promessa, resti con te ancora un po'.


 
 
 

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