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DANTE TIMES

Pronto!

Aggiornamento: 30 giu 2022

L’altro giorno ho sentito la miaamica Rachele rispondere al telefono con il classico

Pronto! E ho pensato quanto bella era questa espressione, ma perché?


Non avevo mai prestato particolare attenzione alla abituale formula che si usa per cominciare una conversazione telefonica in nessuna lingua, forse perché nei film anglofoni si risponde con un normalissimo saluto hello oppure variazioni in torno a questo, invece Pronto è un “modello” di saluto che si usa solo in Italia.

Ci sono alcuni ipotesi, la prima teoria risale all’epoca in cui per poter parlare con un altra persona c’era bisogno di passare attraverso il centralino, un operatore (generalmente una donna, anche chiamata centralinista) faceva il collegamento fra le due persone.


Dunque, la persona che chiamava contattava la centralinista e lei provava a prendere una linea per mettere in contatto la persona cercata, ma questo aveva bisogno del tempo e chi chiamava doveva restare in linea, quando la linea era disponibile la centralinista avvisava che il collegamento era “pronto”.


Alcune volte invece, quando il tempo di attesa si prolungava troppo, chi chiamava era chi domandava al operatore “pronto?” per sapere se il collegamento era già disponibile.


Alcune volte invece, quando il tempo di attesa si prolungava troppo, chi chiamava era chi domandava al operatore “pronto?” per sapere se il collegamento era già disponibile. Un’altra teoria spiega il perché si risponde Pronto di forma più brusca e non come domanda. I primi ad utilizzare il telefono furono i militari e le forze dell’ordine, infatti il primo collegamento telefonico a Milano viene realizzato fra il Municipio e i pompieri. In questo caso il Pronto veniva dato dal gruppo di pompieri che era pronto a intervenire, anche poteva darsi che volevano rispondere con prontezza e senza perdere tempo.


Queste ipotesi chiariscono il perché sempre si risponde al maschile e perché le donne non rispondono “Pronta” al telefono.


Una somiglianza con l’espressione usata in Messico “bueno?”, il nostro “buono” veniva risposto alla centralista per confermare che il collegamento era buono.


Ma perché ho pensato che questa era una bella espressione? Perché mi ha fatto sognare ad un giorno in cui anch’io potrò rispondere Pronto al telefono; questa speranza di usare espressioni italiani colloquiali che una studentessa d’italiano non potrebbe usare in Messico. Sentire questa vicinanza all’italiano mi ha dato felicità, la felicità di aspettare l'arrivo di qualcosa, desiderosa come quando aspettavamo da piccoli l’arrivo di Babbo Natale o la Befana, intangibile e irragionevole, ma che riempie il cuore.


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